Non sempre uno mangia tutto quello che ha nel piatto (Parte III)

(Prima parte qui, seconda parte qui.)

Non abbiamo fatto neanche tre metri nel corridoio che Greta mi sbatte contro il muro e mi caccia la lingua in gola. È solo a fatica che riesco a staccarmi dal paese delle meraviglie che ha là sul davanti e a dirle: “Tesoro… tesoro, mi scappa davvero da pisciare. Dai, mostrami ‘sto bagno o me la faccio addosso.”

Mentre fischiettando faccio gorgogliare l’acqua sul fondo dell’aristocratico water di casa Ragagnin, penso che alla fine è per questo che sono diventato una superstar: per andare a letto con le disadattate della scena dark/goth veneta, di cui buona parte sono delle fighe imperiali. Se tre anni fa non avessi rivisto per caso al bar il mio compagno di banco del liceo Niccolò Braido, alias – ma lo avrei saputo solo più tardi – dj Necrophyte, non avrei neanche scoperto il mio talento nascosto. E invece, dopo un paio di caffé e spriz mi ha invitato ad andare a trovarlo in studio, dove sforna un paio di singoli al mese, che mi dicono andare per la maggiore in Germania e Belgio.
“Figo,” gli ho detto, mentre smanacciava panpot e slider sul banco di mixaggio. “Non ci capisco niente, ma è figo”.
“Non suonavi anche tu?”
“Tanto tempo fa. Ho appeso la chitarra al chiodo.”
“Metallaro una volta, metallaro per sempre. Dai,” mi ha fatto, porgendomi una Telecaster tarocchissima spuntata da chissà dove, “fammi sentire qualcosa.”

“Amore? Tutto ok là dentro?” mi fa Greta di là dalla porta.
“Quasi fatto,” rispondo mentre scrollo la bestia.

Il primo singolo a firma Necrophyte & Leo Morgan è uscito un anno e mezzo fa, e ha fatto subito un casino planetario. Sempre tra i quattro bifolchi della scena dark/goth/eccetera, ovviamente. Non è che mi fermino per strada. Però sono arrivate le serate nei locali, e la marea di figa a esse correlata.
Il setup nostro è semplice: Niccolò ha due tastiere e un PC e io una chitarra che fingo di suonare su qualche pezzo. Il resto del tempo fingo di premere pulsanti a tempo. Oppure quando mi esibisco da solo faccio partire un cd già mixato che mi preparo a casa (Niccolò mi dà una mano, sant’uomo). Per farla breve: occupo poco spazio. Non mi esibisco su palchi stratosferici, tante volte sono a venti centimetri dalla gente che balla. Soprattutto, dalle tipe che ballano.
Greta l’ho conosciuta a una di queste serate, al Revolver di San Donà. Lì era una specie di celebrità, un po’ per la sua indole da principessa del cubo, un po’ per le sue tette. Sono lì che cerco di premere bottoni a tempo con una certa credibilità, che ‘sto paio di meloni con le gambe mi salta sul palco. Di solito non sono così poco descrittivo: è che con la maschera antigas che portava, non è che potessi notare molto altro di lei.

(continua…)

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