Non sempre uno mangia tutto quello che ha nel piatto (Parte II)

(prima parte qui)

Le presentazioni di rito sono vanno abbastanza bene. “Morgano ing. Leonardo, Signora. Faccio il perito assicurativo, ma sto anche studiando.”
“Davvero? e cossa stùdielo, se posso chiedere?”
“Sto prendendo la seconda laurea, in Matematica.”
Dai, coglione, mi ha sussurrato stizzita Greta, tirandomi una gomitata in un fianco.
Ma è troppo tardi: ho capito che sua madre già mi adora.

Scopro con disappunto che la Siora ha abbondato con la cipolla nei bigoi in salsa, secondo la ricetta tipica. Sarò un miscredente, ma quando li cucino io non ce la metto. Poi magari devo limonare con Greta e la cipolla rovina tutto. Vabbé che oggi non si farà un cazzo, perché bisogna tenere su la sceneggiata dei fidanzatini casti e puri. Questi qui, tanto per dire, hanno la cappella di famiglia qua a fianco. Una chiesa in casa, cristo dio. Con tanto di prete che viene una volta al mese a dir messa per i morti. Col culo che ho, sarà oggi.
In ogni caso, mentre mangio, passo in rassegna la Sacra Famiglia.
Il primo è il Conte Antenore Ragagnin, con il quale probabilmente la casata si estinguerà:  non ha fratelli, ha solo due figlie femmine e a giudicare dalla corporatura e da quello che mangia, ha deciso di seppellire il suo cazzo tra le pieghe della pancia.
La Contessa, Luciana Sbrojavacca in Ragagnin, sorveglia il pranzo con l’occhio della maestra di cerimonia che ha preparato la visita della regina Elisabetta. Ho saputo che anche se di solito è Miranda, la governante, a cucinare, la Contessa ha voluto occuparsi di persona del pranzo di oggi. Un po’ mi ricorda le care vecchie mamme di una volta, quelle che quando c’erano ospiti tiravano fuori l’argenteria e i calici della dote. Rompicoglioni uguale, insomma.
Chiude la sfilata Benedetta detta Benni, sorella minore di Greta, diciott’anni compiuti da poco e una vita stretta tra i libri di scuola, il computer, l’azione cattolica e le medaglie in palestra “di quella ginnastica che fa lei, tai cuon fu o come si chiama”, come dice Greta. Non so se questa povera sfigata mi fa più pena così, coi boccoli da brava bambina, i fondi di bottiglia sul naso e il vestito da prima comunione, o come dev’essere di solito, coi capelli unti raccolti all’indietro e la tuta da ginnastica della Polisportiva di Cazzago, di quelle col logo cubitale dello sponsor “STRAZZER AUTOSPURGHI”, mentre sogna una vita normale leggendo il forum di alfemminilepuntocom tra una versione di greco e una di latino.

Sfondo l’indicatore della facciadaculaggine quando metto su la mia espressione da funerale e sussurro alla padrona di casa: “Signora…”
El me ciame Luciana, caro.”
“Sign… Luciana, sono mortificato di dovermi alzare da tavola, ma credo di aver bisogno della toilette”.
“Lo accompagno io!” squittisce Greta, alzandosi di scatto.
“Greta!” fa la contessa, “Lascia che lo porti Miranda!”
Ma Greta mi ha già afferrato per un braccio e mi sta trascinando nel corridoio, tra i borbottii del Conte e gli occhi sbarrati di Benedetta.

(continua)

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