Agnus Dei (parte III)

(prima parte qui, seconda parte qui)

Lohengramm si scagliò contro Steinmetz, vibrando con tutte le sue forze un fendente con la Lancia.
L’ufficiale tentò di schivare l’attacco di Lohengramm, ma la furia del generale, amplificata dal fuoco divino che lo pervadeva, non gli lasciò scampo. Il colpo lo fece rovesciare a terra, aprendogli un profondo squarcio nel petto. Il sangue prese subito a schizzare dalla ferita, lordando il corpo e il viso di Lohengramm.
Terrorizzati, i due soldati si lasciarono sfuggire un grido strozzato. Lohengramm si girò verso di loro, ormai ebbro di sangue e potere.
“Siate anche voi testimoni della mia potenza” urlò, pronto a falciarli sotto i suoi colpi.
In preda al panico, i due aprirono il fuoco sul generale.
“Inutile” esclamò ridendo, “è Dio stesso a proteggermi!”
Una fitta lancinante lo bloccò. Abbassando lo sguardo, vide del sangue scorrere. Il suo.
Un foro di proiettile spiccava nella tunica, nel punto dove il sangue di Steinmetz aveva imbrattato il tessuto candido. Cadde in ginocchio, boccheggiando.
Sulla sedia a dondolo il vecchio, che aveva assistito a tutta la scena, pareva sul punto di esalare l’ultimo respiro. Lohengramm lo udì borbottare qualcosa negli spasmi della morte.
Mentre perdeva conoscenza, gli parve di riconoscere quelle parole. Erano tratte dall’Apocalisse di San Giovanni.
“…e hanno lavato le loro tuniche rendendole candide con il sangue dell’Agnello…”
Prima di sprofondare nel buio, Lohengramm ebbe un ultimo pensiero.
La tunica… lavata nel sangue. Mondata non dal peccato… ma dal suo potere.

“O almeno, così è come dovrebbero essersi svolte le cose” concluse Brighton, rialzandosi dal pavimento insanguinato. Due uomini stavano già chiudendo in una valigetta la tunica intrisa di sangue. I corpi delle SS giacevano a terra, ormai rigidi.
“Bizzarro, oserei dire. E quell’ufficiale, quello…”
“Steinmetz.”
“Steinmetz. Quindi, doveva trattarsi, per così dire, dell’Agnello?”
“Così pare. Forse era destino che si sacrificasse, così come forse era destino che Lohengramm venisse in possesso delle reliquie.”
“E il Custode?”
“Non c’è stato niente da fare. Il cuore deve aver ceduto poco dopo la sparatoria.”
“Una cosa non capisco. Perché portare via la Lancia, ma non la Tunica?”
“Non saprei. Forse perché ormai la Tunica non aveva più potere. O forse per paura che dopo averla profanata, attirasse la maledizione del Cielo sul Reich. Ma queste sono solo supposizioni da due soldi. La verità non la sapremo mai, temo.”
Uno dei soldati si avvicinò.
“Generale McLaren, noi qui abbiamo finito.”
“Molto bene” rispose il generale. “Il tenente Brighton, qui, si occuperà del resto. Voglio che l’MI6 riceva un rapporto completo il prima possibile.”
“Sissignore.”
Usciti dalla capanna, i due ufficiali si volsero un’ultima volta verso la scena del massacro.
“Un peccato che il nostro contatto a Vienna non sia riuscito ad avvertirci in tempo. Forse saremmo riusciti a…”
“Non se ne faccia una colpa, Generale. Forse, come le dicevo, era destino che succedesse”.
I due fecero ancora qualche passo lungo il sentiero. Poi il tenente ruppe il silenzio.
“Signore? Lei crede davvero che…”
“Sì?”
“..che Hitler possa dominare il mondo? Tutti parlano di un’invasione della Polonia prima della fine dell’anno. Se succedesse, sarebbe una guerra. Mondiale. Un’altra. E se fosse vero quello che dicono della Lancia…”
“Non lo so, Tenente. Ma se accadrà, sarà destino.”
Nessuno dei due parlò più per il resto della giornata. Anche loro erano stati inviati dalla madrepatria per impedire alla folle ambizione del Führer di trascendere i confini del sacro. Anche loro avevano accettato, convinti di ritornare a casa come eroi. Ma ora, dopo essere stati in quella misera casupola imbrattata di sangue, non si sentivano più tanto sicuri.
Né più tanto eroi.

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