Agnus Dei (Parte II)

(prima parte qui)

Lutz sollevò la mano chiusa. Immediatamente tutti gli uomini della squadra si acquattarono. Steinmetz, aguzzando gli occhi, vide la misera casupola seminascosta in cima alla collinetta boscosa di fronte a loro.
A bassa voce, intimò: “Kessler, mi dia la cassa. Due uomini con noi… Reuental e Mittermeyer. Gli altri rimangano qui appostati. Se non siamo di ritorno fra venti minuti, intervenite. Lutz, voi siete al comando della squadra, nel caso ci succedesse qualcosa.”
“Jawohl.”
Steinmetz, affiancato dal generale e dai due soldati, si inerpicò sul sentiero che si snodava tra gli alberi fino a raggiungere la capanna. La cassa gli pesava sulle spalle doloranti, e da qualche ora si era levata una leggera foschia, che sembrava farsi più fitta man mano che si avvicinavano alla costruzione. Desiderò ardentemente di essere altrove.
Giunti all’entrata, Steinmetz bussò. Non vi fu risposta. Tentò allora di aprire la porta, ma la maniglia arrugginita non cedeva. Guardò Lohengramm, che annuì con la testa.
“Reuental!”
Il soldato si fece avanti e lasciò partire una scarica di MP40 sulla serratura. Poi aprì la porta con un calcio, alzando una nuvola di segatura e frammenti di legno.
Entrarono. Davanti i due soldati, poi Steinmetz e per ultimo Lohengramm.
La capanna era costituita da un’unica stanza, divisa in due parti da una mezza parete di legno. Ai quattro lati erano appese poche mensole, che suggerivano come il padrone di casa vivesse da eremita. Vicino alla parete posteriore, seduto su una sedia a dondolo, un vecchio li fissava impassibile.
I due soldati si mossero simultaneamente, disponendosi ai lati dell’uomo e tenendolo sotto tiro. Lohengramm, avvicinandosi, si rivolse a lui.
“Presumo che voi siate il Custode. L’Arcivescovo di Vienna ci ha parlato di voi. Presumo anche che sappiate chi siamo, e cosa vogliamo. Dov’è?”
Il vecchio non rispose. Continuò invece a fissare Lohengramm, senza che alcun muscolo del suo viso si muovesse di un millimetro.
Il generale continuò. “Il Führer desidera che non vi venga fatto alcun male. Anzi, vi porge i suoi migliori ringraziamenti per aver custodito così bene e così a lungo un simile tesoro. Ma se vi rifiutate di collaborare col Reich, mi vedrò costretto ad agire di conseguenza.”
Di nuovo nessuna risposta. Lohengramm inspirò a fondo, poi il suo viso, impassibile fino a quel momento, si raggrinzì in una smorfia di furia cieca ed irrazionale.
Wo ist die verdammt Weste? Dov’è quella maledetta tunica?” urlò, afferrando di colpo la gola del vecchio e stringendola in una morsa d’acciaio, al punto di sollevarlo della sedia.
Gli occhi del vecchio esitarono per un istante, volgendo un guizzante sguardo a un’asse sconnessa del pavimento. A Lohengramm non sfuggì quell’indizio.
Untersturmführer! il pavimento!”
Steinmetz si inginocchiò sul punto indicato dal generale, ed estratta la baionetta d’ordinanza dal fodero fece leva tra due assi marce. Il legno cedette senza sforzo, rivelando un vano sottostante.
Con la gola ancora stretta nella mano di Lohengramm, il vecchio emise un sospiro che sembrava un rantolo, per poi accasciarsi senza più forze. Due lacrime silenziose iniziarono a rigargli le guance, mentre Steinmetz, infilate le braccia fino al gomito nell’apertura, ne estraeva un cofanetto in legno intarsiato.
Lohengramm, lasciato cadere il vecchio sulla sedia a dondolo, fece a Steinmetz cenno di aprire lo scrigno. Sollevato il coperchio, agli occhi dei due ufficiali apparve quello che sembrava un sacco di iuta ripiegato.
Per la seconda volta l’impassibile volto del generale mutò espressione, questa volta in un largo sorriso di compiacimento. Le sue mani si allungarono ad afferrare l’indumento, drappeggiandolo delicatamente sulla sua persona. Steinmetz lo osservò mentre, con fare quasi grottesco, indossava la tunica con l’espressione di una damigella che si provava un abito da cerimonia.
“La Lancia, Untersturmführer” esclamò il generale.
Steinmetz si era quasi dimenticato della cassa oblunga che portava sulle spalle. Con mani esperte la aprì e porse a Lohengramm il lungo oggetto che conteneva, avvolto in un panno rosso.
Il generale sciolse i nodi che legavano il drappo, portando alla luce quella che sembrava una lancia o una picca. Il fusto era di legno decorato, ma la punta era irregolare e di metallo opaco, tradendone l’eta antica.
Stringendola tra le mani, Lohengramm esclamò, con la voce che tremava per l’emozione:
“Steinmetz, questo è un grande giorno per il Reich. Oggi viene sancita la sacralità del nostro Impero. Porto su di me la tunica di Nostro Signore Gesù Cristo, e stringo nelle mani la Sacra Lancia che trafisse il Suo costato.”
Soppesando la lancia nella mano sinistra, proseguì: “In molti hanno brandito la Lancia di Longino per governare il mondo. Carlomagno, Napoleone… ma hanno fallito tutti. Poi il Führer è venuto a sapere dell’esistenza di quest’altra reliquia, e delle voci che giravano su essa. Nel suo genio, ha voluto inviarci a recuperare entrambe, e a verificare il potere che esse conferiscono.”
Con un movimento fulmineo, estrasse la Luger dalla fondina e la puntò verso il proprio avambraccio sinistro. Uno sparo risuonò nella casupola. Steinmetz lo udì riecheggiare nella valle, seguito dagli schiamazzi di centinaia di uccelli che si levavano spaventati in volo.
Tintinnando, un proiettile deformato cadde al suolo. Il braccio di Lohengramm era intatto. Il generale esplose in una risata diabolica.
“Steinmetz, guardate! Ora che indosso l’abito che fu di Nostro Signore e brandisco la Sacra Lancia, sono invincibile…” e lanciando uno sguardo sinistro al suo sottoposto, continuò “…e persino il Führer  dovrà piegarsi al mio volere.”
“C-che intendete dire, Mein General? Gli ordini erano…”
Zum Teufel, Untersturmführer! Non avete compreso? Il destino ha voluto mettere sulla mia strada questo potere, ed è destino che io ne faccia uso, per il bene del Reich.”
A Steinmetz quelle parole suonarono come una blasfemia.
“Io… io vi prego di tornare in voi, Mein General. Dobbiamo riportare la tunica a Berlino. Sono sicuro che il Führer  ci ricompenserà come meritiamo, e voi sarete…”
“…sarò che cosa? Una pedina nelle mani di Hitler, come negli ultimi quindici anni? Steinmetz, siete un illuso. E non c’ è posto per quelli come voi, nel mio Reich.”

(continua…)

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