Agnus Dei (Parte I)

I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura:
«Si son divise tra loro le mie vesti
e sulla mia tunica han gettato la sorte.»
(Giovanni, 19:23-24)

Ed io gli dissi: «Signore mio, tu lo sai». Egli allora mi disse: «Costoro sono quelli che sono venuti dalla grande tribolazione, e hanno lavato le loro tuniche rendendole candide con il sangue dell’Agnello.»
(Apocalisse, 7:14)

“Mi sta forse dicendo che ci siamo persi, Untersturmführer?”
“No, mein General, no. Sono sicuro che i miei uomini…”
Già le gocce di sudore freddo imperlavano la fronte di Steinmetz, quando si sentì un grido provenire dalla folta macchia a ovest.
“È qui! L’abbiamo trovata!”
Steinmetz si lasciò sfuggire un sospiro di sollievo. A un suo cenno, l’intera pattuglia si mosse verso gli alberi.
Lanciò un’occhiata furtiva verso il generale Lohengramm: il suo sguardo di pietra non tradiva la minima emozione.
Dio, quanto mancherà ancora? pensò, mentre si riunivano ai due uomini mandati in ricognizione.
“Trecento metri più in basso abbiamo avvistato una roccia a forma di U. La formazione non è naturale: abbiamo pensato che si trattasse dei resti dell’anello di pietra indicato sulla mappa” disse il caporale Lutz, porgendo il binocolo a Steinmetz.
Dopo aver constatato quanto riportato dai ricognitori, passò il binocolo a Lohengramm. L’ultima parola spettava a lui.
“Molto bene. Avete identificato gli altri punti di riferimento?”
“Sì, signore. Assumendo che quello sia l’anello di pietra, tutte le indicazioni della mappa acquistano un senso. Confrontandola con la cartina militare, stimiamo che l’obbiettivo si trovi a non più di un paio di chilometri verso valle”.
“Il che significa doverci addentrare nel bosco. Steinmetz, riorganizzi la formazione. Non vorrà che la missione finisca a gambe all’aria per colpa di un orso o un cinghiale impazziti.”
“Zu befehl, mein General.”

La pattuglia si muoveva con lentezza, il passo impedito dalla fitta boscaglia e dal terreno irregolare. Qua e là buche e crepe nascoste dalla vegetazione attendevano trepidanti di accogliere e spezzare le gambe di un soldato troppo imprudente.
Persino la foresta è contro di noi, pensò Steinmetz. Il Führer è grande, ma questo…
“La vedo pensieroso, Untersturmführer. Qualcosa la preoccupa?”
Lohengramm gli era arrivato alle spalle senza che se accorgesse. Quell’uomo gli metteva i brividi.
“È forse quella a renderla nervoso?” continuò il generale, accennando con lo sguardo alla sottile cassa oblunga che uno dei soldati trasportava sulle spalle.
“N-no, mein General. È solo che sembra così improbabile che qui, in mezzo alle montagne…”
“Lo so. Ma le informazioni ottenute a Vienna sono di prima mano. Sua eccellenza l’Arcivescovo ha barattato la sua libertà da Dachau con quella vecchia piantina, ed è tutt’ora ospite delle SS. Se dovesse essersi sbagliato…”
Non finì la frase. Accelerò il passo, portandosi dietro ai due uomini in testa alla squadra.
Steinmetz trasse il fazzoletto di tasca e se lo passò sulla fronte. Senza pensarci, con quel gesto cercava di svuotare la mente dai dubbi, ma senza risultato: da quando avevano lasciato Berlino, la sua coscienza faceva a pugni con la fedeltà al Reich.
L’Anschluss non era stato una sorpresa per nessuno. Nelle SS tutti sapevano che Austria e Germania sarebbero state presto unificate sotto lo Svastica, ma il pensiero che il Führer avesse un altro scopo per entrare a Vienna lo aveva turbato.
Quando gli era stato ordinato di partire per le montagne a nord di Innsbrück, portando con sé quello che avevano requisito dalla Schatzkammer di Vienna, i suoi timori si erano amplificati. Ma il fatto che a guidare la spedizione fosse stato designato Lohengramm, uomo di fiducia di Hitler, lo aveva quasi rassicurato. Di sicuro il Führer non avrebbe affidato una missione del genere a quell’uomo, se non avesse saputo cosa stava facendo. Aveva obbedito, certo che al ritorno sarebbe stato considerato un eroe. Ma ora, in quella fitta foresta, guidati solo da un pezzo di pergamena tracciato da chissà chi e alla ricerca di qualcosa che poteva anche non esistere, non si sentiva più tanto sicuro.
Né più tanto eroe.

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