Tonight, Tonight, Tonight

Why won’t you come home
Pretending that you love me?
Tonight, tonight, tonight.
Why won’t squeeze me
With all your might?
Tonight, tonight, tonight.

E così è arrivato a questo punto. Ma stavolta funzionerà, continua a ripetersi Jack.
Le luci della città lo guardano curiose da dietro la vetrata. È tutto pronto. Fa scorrere la porta-finestra, e in due passi è sul terrazzo.
Si tira su il colletto della maglia. Anche se è estate, c’è un vento fresco che lo fa leggermente rabbrividire. Tira fuori lo zippo di tasca e si china per accendere le candele.
Il vento gliene spegne un paio, prima che si decida a tornare dentro a cercare qualcosa che faccia da paravento.
In tutta la suite non c’è niente che faccia al caso suo, così improvvisa con un paio di riviste appoggiate di fronte ai candelabri.
Col culo che ho, prenderanno fuoco, pensa.

Quando si era svegliato e gli avevano detto che Erika non c’era più, si era rifiutato di parlare per le settimane successive. Non aveva pianto, non aveva gridato, niente.
Ognuno ha il suo modo di elaborare il lutto, avevano detto medici e psichiatri ai parenti. Probabilmente non accetta la perdita della moglie, ma prima o poi dovrà venire a patti con la realtà. Siategli vicini.
Oh, per carità. Loro gli erano stati molto vicini. Era stato lui ad allontanarsi.
Se prima lavorava dieci o dodici ore al giorno, era arrivato a lavorarne sedici.
Sei miliardario, Jack. Manda affanculo tutto e fatti un viaggio, gli dicevano. Vedrai che non ci penserai più. Erika non avrebbe mai voluto vedere il suo uomo ammazzarsi per il troppo lavoro.
Jack sorrideva, e tornava in ufficio.
In realtà Jack non andava in ufficio a lavorare. Andava a cercare. Cercare qualcuno che lo aiutasse a rivedere Erika.
Perché in quelle ventidue ore di coma, dopo l’incidente che si era portato via la sua donna, l’aveva vista. Cercami, gli aveva detto.

Il cuore di vitello nato morto è stata la cosa più difficile da trovare. Almeno oggi abbiamo il frullatore, si dice sorridendo. Mentre guarda le ragnatele rosse formarsi all’interno del bicchiere di vetro, pensa ai poveri cristi che dovevano fare tutto con mortaio e pestello.
Tira fuori il bloc notes, dove si è scritto la pronuncia delle parole che Ramhdali gli ha mostrato e recitato. Ha l’impressione che le “e” fossero pronunciate più strette, ma spera che gli spiriti non badino a certe sottigliezze. Ferma il frullatore, apre il bicchiere e vi svuota quattro vasetti che prende dalla mensola. Uno ha un vago sentore di cannella. Dopo aver sospettosamente intinto un dito ed esserselo leccato, Jack conclude che sì, è cannella. Vaffanculo anche al vecchio stregone. “Antica pozione” un paio di coglioni, se mi ha venduto la ricetta per la torta di sua nonna la pagherà cara, pensa.
Come a rispondere ai suoi pensieri, dal frullatore si leva una vampata di luce verde. This shit is serious, si dice.

Dopo due anni di ricerche e soldi buttati, Jack aveva trovato Ramhdali. “Vudu è vera religione, Vudu è comunione di morti. Non come vostro dio di cazzo, che dice che morti torna. Morti no torna. È noi che va da loro. Vostro dio odia Vudu. Per questo manda Katrina e terremoto, per fottere noi sacerdoti di Vudu. Ma noi è più forte di vostro dio.”
Jack si era astenuto dal fargli notare che non era lì per convertirsi, ma che gli interessava solo un modo per comunicare con sua moglie morta.
“Avvicinati, straniero. Vudu è potente. Potente e costoso.”
Sospirando, Jack aveva tirato fuori il portafogli.

È il momento. Jack porta fuori il bicchiere e il blocco note e si siede al centro del pentacolo. Recita, non senza fatica, la cantilena che si è trascritto. Poi ingurgita la poltiglia rossastra. È atroce, sia nel gusto che nell’odore che nella consistenza. Ha dei conati di vomito, ma si trattiene.
Chiude gli occhi. A quanto ha detto Ramhdali, dovrebbe fare effetto in pochi minuti. Ma non fa tempo a finire il pensiero, che una voce gli fa aprire gli occhi.
“Jack.”
Erika è seduta sul bordo del terrazzo. Come mai non sono sorpreso di vederla? pensa Jack. È come se fossero semplicemente in vacanza assieme, come una volta. Si alza in piedi e le si avvicina sorridendo.
Come se fosse la cosa più naturale del mondo, la sua mano scivola a carezzarle la nuca, mentre le loro labbra si uniscono in un bacio.
“Sei un coglione, Jack. Ma ti amo lo stesso” fa lei sorridendo.
“Perché?”
“Guarda” gli risponde indicando il centro della terrazza.
Jack si volta. Al centro del pentacolo c’è una fagotto informe. Aguzza gli occhi e capisce. È il suo cadavere.
“Cazzo. ‘Morti no torna, è noi che va da loro’. Figlio di puttana, avrei dovuto capirlo.”
Erika lo abbraccia. “Lo hai pagato uno sproposito, vero? Quando ti sarebbe bastato appenderti con la cintura, o cose così.”
“Non farmici pensare. Lasciamo perdere, ti va?”
Erika annuisce. Si baciano ancora, mentre la luce della luna li attraversa innaturalmente. Poi lei si stacca e gli prende la mano.
“E allora,” gli fa sorridendo, “dove mi porti stasera?”

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