Nemici (I Parte)

Sento che i miei nervi stanno per cedere, e sussulto a ogni rumore insolito che si alzi sopra il brusio notturno della foresta. Non sono certo di quanto tempo io abbia ancora a disposizione: posso solo cercare di riportare il più fedelmente possibile gli avvenimenti delle settimane passate, e sperare che queste memorie giungano in qualche modo al Re.

Ricordo ancora perfettamente quella notte di due mesi fa. Lasciandomi alle spalle i canti di gioia delle truppe che festeggiavano, mi ero recato alla tenda di Sua Maestà. Era solito ritirarsi presto dai festeggiamenti, tenendo solo un paio di guardie come scorta.

In piedi davanti all’entrata, attesi il permesso di proseguire.

“Kratos?”

“Sì?”

“Puoi entrare.”

La guardia mi fece segno di avanzare. Una voce lieve ma decisa giunse dal fondo della tenda.

“Salute, Kratos.”

“Salute a te, Alessandro” risposi.

Mi avvicinai e presi il calice che il Re mi porgeva. Insieme brindammo alla vittoria di quella mattina.

Alessandro mi indicò un cuscino, dove mi sedetti. Sapevamo tutti e due quale fosse la gravità di ciò che dovevamo discutere.

“Kratos, da quanto ci conosciamo? Dieci, undici anni?”

“Dodici, Maestà.”

“Lo sai che non voglio che mi chiami così.”

Sorrisi. Dodici anni fa eravamo il principe ed il suo compagno di giochi, figlio del primo attendente di suo padre Filippo. Ora Alessandro era il re di tutte le terre conosciute, e io la sua migliore spia.

“Ascoltami, Kratos. La battaglia contro Poro è stata dura. La più dura dell’ultimo anno, forse. Abbiamo vinto, ma le truppe sono stanche. Lo sento.”

Si alzò in piedi.

“Questa sera i soldati festeggiano, ma domattina si rifiuteranno di proseguire oltre l’Idaspe. Posso convincerli a proseguire la campagna, ma mi serve un obiettivo. Finora abbiamo trovato solo paludi e villaggi infestati da insetti. Una guerra così getterebbe nello sconforto il conquistatore più tenace.”

Tranne te, Alessandro, pensai. Ma mi limitai a sorridere.

“Conoscendoti, hai in mente qualcosa” dissi. “E probabilmente da molto prima che iniziassimo le ostilità contro Poro. Mi sbaglio, forse?”

Si voltò verso di me.

“No, Kratos, non sbagli. Il mio sguardo punta molto più in là della valle dell’Indo. A nord, in alto, oltre le montagne.”

Prese una voluminosa pergamena da un ripiano. Mentre la svolgeva, riuscii a capire che doveva trattarsi di una mappa: ma quando ne vidi il contenuto, la mia bocca si spalancò per lo stupore.

Avevamo avuto entrambi Aristotele come nostro tutore, e ritenevo di aver ricevuto la migliore educazione che un nobile Macedone potesse sperare di avere. Conoscevamo la geografia fin dove esploratori e condottieri avevano posato lo sguardo prima di noi. Conquistato l’impero di Dario, avevamo esteso la nostra conoscenza del mondo fino alla valle dell’Indo. Di lì in poi, stavamo marciando verso lo sconosciuto.

Eppure l’autore di questa mappa doveva averci preceduto. Le annotazioni erano in un alfabeto a noi sconosciuto, ma ciò che vi era rappresentato era inequivocabile.

Una mano ignota aveva tratteggiato i fiumi e le pianure dell’Asia, arricchendo l’opera di particolari e punti di riferimento che neppure Ecateo e Dicearco, i nostri più rinomati cartografi, avevano mai neppure menzionato nelle loro opere. Ma ciò che mi fece correre un brivido lungo la schiena, fu che i confini della mappa si stendevano ben più a nord dell’Indo, dove nessun esploratore o guerriero a noi conosciuto aveva messo piede.

Stando alla pergamena, a settentrione si stagliava una catena montuosa le cui altezze facevano impallidire gli altopiani della Persia o gli acrocori del Peloponneso. E tra le montagne, incastonata come un diamante grezzo nella roccia, era rappresentata una città immensa, grande quanto la Macedonia intera.

Non so per quanto tempo rimasi impietrito a fissare la mappa. Poi sentii una mano posarsi sulla mia spalla: Alessandro mi guardava, sorridendo.

“Ho avuto la tua stessa reazione quando l’ho vista per la prima volta. E so cosa pensi: che sia frutto di qualche fantasia sfrenata, supportata da una mano eccezionale. Non è così?”

Annuii. Di certo era un divertimento di qualche nobile persiano, requisito dopo la sconfitta di Dario.

“Ebbene, guarda qui e qui. Lungo l’Idaspe.”

Osservai più attentamente. Quando ebbi visto ciò che il dito di Alessandro indicava, soffocai un’esclamazione di sorpresa.

La mappa riportava con precisione i punti del fiume dove la corrente rallentava, permettendone l’attraversamento. Il giorno prima, Alessandro aveva attraversato l’impetuoso Idaspe in quel punto preciso, accerchiando le forze di Poro e dando inizio alla battaglia che quella mattina stessa ci aveva visti vincitori. Avevamo attribuito la scoperta di quel guado alla fortuna ed all’esperienza del nostro re, ma questo gettava una nuova luce su tutto l’accaduto.

E, più importante, provava che la mappa era autentica.

(Continua…)

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