Another Way (2010)

Le stringe la mano. Ma sa che non basta. È solo un palliativo, come il valium per un malato terminale. Per lui o per lei? Non sa rispondersi.
Katia non dice niente. Non ce n’è bisogno, per fortuna: dopo mesi di sfuriate, ha smesso di parlare. Anche lei, durante il giorno, fa finta che vada tutto bene. Che siano ancora la coppia dell’anno. È alla sera, quando il mondo non guarda più, che le ferite si riaprono.
Alan si rigira nel letto, senza però lasciarle la mano. Fa caldo, e le lenzuola si incollano alla pelle. Non riesce a starle vicino: il calore emanato dal suo corpo lo fa sudare ancora di più. Le accarezza un po’ i capelli, nella speranza che si addormenti.
Dopo un po’ il respiro di lei diventa più rilassato, e può finalmente lasciarle la mano. Si solleva a guardarla, appoggiando la testa sul palmo della mano.
Katia è bella. Tantissimi gliela invidiano, lo sa. È quella che tutti dicono essere una bella ragazza.
Eppure per lei non riesce a provare più nulla. Le vuole un gran bene, questo sì. Ma sono due anni, almeno, che i suoi ti amo sono falsi come un Picasso del Settecento.
Lei invece lo ama. Davvero. Altrimenti non si spiegherebbe il motivo per cui sta ancora con lui, facendo finta di non vedere. Sopportando le notti come quella, in cui Alan rimane freddo e inanimato di fronte a lei.
Katia ne soffre, eppure continua a stare con lui. Per un anno intero lei ha cercato di capire cosa non andasse fra loro.
Non ti piaccio più come una volta? chiedeva.
No, cosa dici. Mi fai impazzire, rispondeva lui.
Ma mi ami ancora?
Ma certo, sciocchina. Ti amo e lo sai, mentiva Alan.
Ma allora perché…
Non preoccuparti, è solo un periodo così… sai, il lavoro…
Poi Katia ha smesso di chiedere.
Alan spesso si domanda perché non si decide a lasciarla. Forse perché le vuole troppo bene. Perché si sentirebbe morire di solitudine. Perché tutte le volte che ne aveva bisogno, lei è sempre stata lì.
Al contrario di Alice.
Da quando è entrata nella sua vita, Alice ha distrutto tutte le sue certezze, i suoi ideali, ma soprattutto il suo rapporto con Katia. Alan ha trasformato la sua vita in un castello di bugie per nasconderle l’esistenza di Alice. E questa sera, guardando la sua ragazza dormire, si chiede se ne sia valsa la pena.
Poi pensa ad Alice. A come le piaccia far l’amore con indosso ancora la lingerie. A come sia brava a infilare i preservativi direttamente con le labbra, e a come si abbandona a tutte le altre fantasie che le passano per la mente. Senza falsi pudori, senza ipocrisie. Alice è tutto quello che Katia non è: e forse per questo, Alan non sa dirle di no.

La sveglia del cellulare suona. Alice si ridesta con un sussulto, e automaticamente il braccio corre a zittire la suoneria, prima che butti giù dal letto l’intero condominio. Con gli occhi ancora velati di sonno guarda l’ora sul display. Cenerentola, mezzanotte è passata da un pezzo.
Non è stata abbastanza veloce. Lui si è svegliato, e le passa una mano intorno alla vita.
“Vai già via?”
“Lo sai, domattina lavoro.”
“Anche io. E allora? Tanto dici sempre che il sonno lo recuperi in ufficio.”
“Stupido” gli dice ridendo, mentre cerca di divincolarsi dalla sua stretta.
“Sei sicura di voler andare?”
“Dai, davvero… è tardi.”
“Facciamo così. Tu dammi cinque minuti per convincerti a restare. Se non ci riesco, ti lascio andare.”
Alice si gira verso di lui. Con la mano sfiora la sua pelle, facendo passare le dita sugli addominali appena accennati. Sospira, ma è un sospiro di desiderio.
“Cinque minuti” dice.

Ancora una volta Alice si abbandona ansante sul cuscino, preda di un miscuglio di emozioni. Il desiderio che si affievolisce, gli echi del piacere che l’ha appena sconvolta, il seme di lui che sente scorrere dentro di sé, confusione, rabbia e rimorso. Confusione, come sempre dopo l’amore. Rabbia, contro sé stessa, per aver ceduto ancora una volta. Rimorso, per quello che sta facendo. Per la famiglia che sta rovinando, per il dolore che sta causando.
Egoista, si dice. Non è giusto. Soprattutto lei, Katia, non se lo merita.
Katia è una ragazza meravigliosa. Un po’ rompicoglioni, ma tutte le ragazze innamorate lo sono. E lei lo è. Di Alan.
Non si merita di soffrire così. Lei è tutto quello che io non sono, pensa Alice.
Si volta. Lui si è addormentato. Come fa a tradire la sua ragazza e addormentarsi con l’innocenza di un bambino? A volte sospetta che non gliene freghi niente.
Poi Alice pensa a quanto è dolce e buono con lei. A come la fa sentire donna. E capisce che non è il caso di giudicarlo. L’amore e il desiderio sono bestie strane, e non sempre percorrono la stessa strada. Spesso sono sentieri impervi, cosparsi di vetri rotti. E se ogni tanto passiamo da una strada all’altra, è solo per soffrire meno. E sopravvivere.
Alice sguscia silenziosamente dal letto, e comincia a rivestirsi.

Alan guarda la sveglia sul comodino. Le undici.
Con un gesto gentile della mano scuote leggermente Katia.
“Amore? Amore, svegliati.”
Katia si muove appena. Poi si stropiccia gli occhi, brontolando.
“Amore, domani mattina devi alzarti prima, giusto? È meglio che vai…”
“..mmmsì… Cinque minuti…” mormora Katia, rigirandosi nel letto.
Alan sorride, ma è un sorriso amaro. Per quanto le voglia bene, in realtà non vede l’ora che se ne vada. Non ha un briciolo di sonno, e restare a guardarla dormire non è esattamente quello che ha in programma per la serata.
“Dai, piccola. Dai, che ti aiuto a vestirti.”
Mentre le mette su i jeans e la maglietta, gli prende un improvviso attacco di amore. È come vestire una bambina. La bambina che, ormai ne é certo, non avranno mai.
Così come tutti i sogni e i progetti fatti insieme, che ora rischiano di crollare. Castelli delle favole, sorti sulla fragile impalcatura di bugie costruita da Alan. Non può durare a lungo, si dice.
Ma almeno per stasera, Katia, vai a casa tranquilla. E sognami.

Da venti minuti la Clio blu ha lasciato il parcheggio, e finalmente il display si illumina per un istante. Alan lascia andare un sospiro di sollievo. Ha sempre paura che quella benedetta ragazza si addormenti al volante, spalmandosi da qualche parte. Quando lei arriva a casa, il messaggio di buonanotte che gli manda lo fa dormire tranquillo.
Si abbandona sul letto. Le undici e mezza. Si ritrova a pensare ad Alice: generalmente è a quest’ora che si fa sentire. Il desiderio, sopito dalla serata con Katia, torna a farsi prepotente dentro di lui, e una parte imperdonabile del suo corpo inizia a sollevarsi.
Il display del telefono torna a illuminarsi. Alan legge il messaggio.
Ti voglio. Stasera ci vediamo? Non puoi immaginare cosa voglio farti…
Alan si siede sul letto. C’è ancora il profumo di Katia nella stanza. Sente una piccola parte del suo cervello gridare di smetterla, di non rispondere. Di chiamare Katia anche a costo di svegliarla, di dirle che l’ama, che ama solo lei.
Ma è solo un momento.
L’immagine di Alice lo riempie completamente. Bella. Sexy. Voluttuosa. Pronta a fare – e lasciarsi fare – tutto. Alan crolla. Il profumo di Katia non si sente più.
Apre l’armadio, e nella foga tira fuori tutto il cassettone più basso. Stasera metto la roba per le occasioni speciali, pensa.
Un trillo del cellulare lo richiama per un attimo alla realtà: gli ricorda che non ha ancora risposto al messaggio.
Ha il fiato corto mentre le dita picchiettano la risposta sulla tastiera. Che stupido, si dice. Mi emoziono ancora come una scolaretta. Scolaretta… ci pensa un attimo. Ecco un’idea per il prossimo acquisto.
Seduto tra la biancheria di pizzo sparsa sul letto, rilegge il messaggio prima di inviarlo.
Sono da te fra quaranta minuti, il tempo di prepararmi. Non vedo l’ora… baci, la tua Alice.

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