Trincee (Ultimo Round, novembre 2009)

Trincee (Ultimo Round, novembre 2009)

Trincee ha vinto l’ultima edizione del concorso Ultimo Round prima della sua chiusura.

“Un’ultima parola prima di essere scortato alla sua cella, Reeves?”
“No, signore.”
“Bene. Tenente? le affido il soldato Reeves.”
Come lucidi braccialetti d’argento, le manette stringono i polsi di questo povero ragazzo. Faccio un cenno ai miei uomini, ma non ce n’è bisogno: Reeves si alza e si incammina docile verso il corridoio.
Mi incammino a fianco a lui.
Come ufficiale di mensa, è mio compito provvedere all’ultimo pasto di Reeves. In quindici anni mi sono arrivate le richieste più strane: aragoste, champagne, caviale. Immaginate la mia sorpresa alla richiesta di Reeves.
“Spaghetti al pollo.”
“Sei sicuro, Reeves? È questo che devo dire al cuoco?”
Scuote la testa.
“In scatola. Niente cuoco. Se possibile, gradirei fosse lei a prepararli. Qui”.
Mi blocco per un istante. Non sarebbe tanto regolare, ma non siamo a San Quintino.
“D’accordo”.
“Grazie”.

La fiamma blu zaffiro del fornelletto rischiara per un ultimo istante l’angolo buio della cella. Riempio la ciotola e la porgo a Reeves, che la guarda come una reliquia. Io e il secondino, seduti con lui sulla branda, lo osserviamo mentre porta lentamente la forchetta alla bocca. Dio, se mai dovessi trovarmi nel braccio della morte, fa’ che abbia la serenità di questo ragazzo.
Reeves interrompe il pasto a metà e raccoglie da terra la latta vuota. Tenendola tra le mani, fa scorrere le dita sulla bianca scritta corsiva dell’etichetta. Poi ci guarda.
“Mia madre ha cresciuto me e mio fratello da sola, non abbiamo mai conosciuto nostro padre. Faceva la cameriera a Boston e tornava a casa solo all’ora di cena. Il venerdì sera si fermava al drugstore apposta per comprare gli spaghetti al pollo… proprio come questi. Con la misera paga che prendeva, quella piccola festa significava mangiare crema di piselli per il resto della settimana, ma a noi non importava.”
Il suo sguardo si abbassa di nuovo sulla lattina.
“Volevo solo rivedere mia madre. Per questo sono scappato. Solo per questo.”
Appoggia la latta sul comodino e riprende a mangiare.
Usciamo, lasciando la latta sul comodino di questo povero figliolo.
Spero che vederla gli dia un po’ di conforto, quando domattina verranno a svegliarlo per portarlo a morire.

Sono passati tre anni da quando hanno giustiziato Reeves. Alla fine della guerra, l’anno scorso, sono andato in pensione e non ho più pensato a lui. Questa sera mi sono fermato a guardare mia moglie preparare la cena. Ha tirato giù dallo scaffale un barattolo di spaghetti al pollo, e al vedere l’etichetta corsiva rossa e bianca mi è tornata in mente quella sera. Non ho detto niente, ma guardando mia moglie aprire la latta mi sono reso conto di quanto l’amo, e di quanto l’amassi in quei lunghi giorni di fuoco al fronte. Per un istante il volto di mia moglie si è trasformato in quello di una gentile ed onesta signora del Massachusetts.
Ho abbracciato mia moglie, così, all’improvviso.
“Che fai?” mi ha chiesto, sorpresa. Ma io non sono riuscito a
trattenere le lacrime.

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