Sunset Boulevard (Ultimo Round, settembre 2009)

Sunset Boulevard ha partecipato all’edizione di settembre del concorso Ultimo Round (vedi post precedente), guadagnandosi la menzione degli organizzatori.

“Ugo, carissimo. Entra. Posso offrirti qualcosa?”
“No, grazie, Luca. Volevo semplicemente parlarti…”
“…dei miei soldi, lo so. Ugo, Ugo mio, che brutta faccenda. Veramente brutta.”
Torna a sedersi dietro la scrivania di mogano.
“Ho visto tutti i tuoi film, sai? Sei una leggenda vivente. Dimmi, Ugo, dimmi, come hai fatto a finire così?”
Bastardo fottuto. È per colpa tua che sono finito così, penso, ma non glielo dico.
“Anche le leggende fanno qualche errore.”
“Ugo… Ugo mio, io vorrei aiutarti, lo sai. Ma siamo tutti e due uomini d’onore. Tu sei un grande attore…”
“Lo ero.”
“…lo sei ancora, mio caro, e come tale sono certo che è solo questione di tempo prima che tutto si sistemi. Non è forse vero?”
Per te, forse. Ma io non vedo uno straccio di ingaggio da sei anni.
“Facciamo così” dice, massaggiandosi le tempie come a lenire un inesistente mal di testa, “voglio venirti incontro. Tu mi fai avere un contentino, diciamo… cinquemila euro, entro la settimana prossima. Poi, per gli altri novantacinquemila, diciamo che posso aspettare un altro mese.”
Un mese. Non è un cazzo. Ma adesso mi sembra una vita.
Gli sorrido. “Sapevo che saresti stato comprensivo. Grazie, grazie di cuore.”
“Figurati… lo sai, che ci tengo a rivederti sulle scene un giorno o l’altro.”
Usuraio del cazzo.

“Sì, ti avrei trovato qualcosa, ma non credo ti interessi.”
“Paolo, tu dimmi, poi casomai decido, ok?”
“Ci sarebbe una pubblicità per una bibita gassata, o qualcosa del genere. Sembra che il direttore generale sia un tuo fan. Ma io gli ho detto…”
“…Ugo Valdesi, il Paul Newman italiano, non fa la pubblicità. Beh, eccoti la notizia bomba: ho cambiato idea. Digli che va bene. Digli… digli cinquemila. Anzi, seimila.”
“Lui parlava di cinquemila.”
Tirchio.
“Vada per cinquemila”.

“Ecco, prima di iniziare le riprese, ci sarebbe una formalità per quel che riguarda la retribuzione.”
Il tizio incravattato tira fuori un malloppo di carte e una penna. Finalmente si parla di soldi.
“Dunque.. la produzione ha deciso di devolvere la sua retribuzione ad un’associazione umanitaria, naturalmente lei è d’accordo, vero? E’ una cosa così bella, e per fortuna così diffusa tra voi star del cinema… Ho sentito che la nuova campagna del Campari con Clooney ha permesso all’Unicef una nuova sede, veramente ammirevole, mi creda. La cosa ovviamente apparirà in sovraimpressione allo spot. Dovrebbe gentilmente farmi una firmetta qui, e qui”.
Lo guardo senza dire niente. Domani devo dare i soldi al bastardo che mi tiene per le palle.
“C’è… c’è qualche problema? Non è forse d’accordo con la scelta della produzione?”
Gli strappo le carte di mano.
“No, no, nessun… nessun problema.”
Firmo. Il tizio si allontana, le riprese cominciano. Siamo già in ritardo, e fa un caldo boia.
Sento il ciak scattare. Mi siedo, stappo la bottiglietta ghiacciata color marrone.
Bevo. È buono.
Ci credereste?
56 anni, e non lo avevo mai neanche assaggiato, ‘sto cazzo di chinotto.

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