Papi (Ultimo Round, luglio 2009)

Papi ha vinto l’edizione di luglio 2009 del concorso Ultimo Round della casa editrice Round Robin. Successo quantomai inaspettato, dato che il racconto è venuto alla luce da un’idea improvvisa, scaturita dal tema del concorso (la semplice parola papi) e scritto di getto in meno di un’ora.

1
La mano guantata di bianco tracciò il segno della croce sulla folla osannante. A metà fra la balconata e la piazza, un palco di legno circondato da una bassa balaustra scricchiolò sotto il peso dei passi dei Dodici.
Fremiti di anticipazione e curiosità correvano lungo le schiene. Ancora poche ore, e finalmente sarebbe stato pronunciato il nome del Diacono, colui che avrebbe avuto l’onore di diventare il servitore dei Cinque Pontefici nel Regno dei Cieli.
I Dodici rappresentavano la crema del noviziato del Seminario Vaticano, coloro che durante il loro percorso di formazione avevano dimostrato la più ferma devozione alla Chiesa e più incrollabile fede in Dio. Athelpius, che dei Cinque Pontefici era colui che dirigeva l’Elezione, pronunciò i loro nomi con voce tonante. Man mano che venivano nominati, la folla li acclamava con grida di approvazione.
Da quando centocinquant’anni prima il Messia era tornato, la Chiesa aveva riconquistato il potere perduto. La gloria di Dio si era dimostrata in tutto il suo splendore, abbeverandosi al sangue di pagani ed atei. La porta verso il Regno dei Cieli era stata aperta, ma per volere stesso del Cristo solo cinque saggi, i Pontefici, avrebbero potuto dimorarvi finché l’intera umanità non fosse stata mondata dal peccato.
Cornelius guardò la folla sotto di lui. Sarebbe diventato Diacono, ne era certo. Gli altri undici al suo fianco non potevano competere con lui, e questo i Cinque lo sapevano benissimo. Pregustò lo sfarzo ed il potere che di lì a poco gli sarebbero spettati di diritto, ed un sorriso gli illuminò il volto.

2
Cornelius, Diacono da pochi minuti, ascendeva con smodata anticipazione la scala a chiocciola. Athelpius, che lo precedeva, lo apostrofò duramente. “Più svelto, Diacono!”
Cornelius accelerò. Si arrestarono dinanzi ad una pesante porta in ferro, che si dischiuse ad un cenno di Athelpius. Il neodiacono entrò, ma l’oscurità gli precludeva la visuale.
Un rumore continuo e strascicato, di cui non riuscì ad indovinare l’origine, gli diede il benvenuto. Sentì la calda e forte mano di Athelpius posarsi sulla sua spalla, come per rassicurarlo.
“Rallegrati, Diacono. Avrai presto l’onore di servire i Cinque.”
Cornelius aguzzò la vista, ma trasalì quando riuscì a discernere ciò che il buio aveva misericordiosamente nascosto ai suoi occhi.
Gli altri quattro Papi sedevano in cerchio attorno ad una pesante tavola in legno, i corpi deformi pietosamente avvolti nei paramenti sacri. Dalle loro mandibole in continuo movimento proveniva il raccapricciante rumore che lo aveva accolto nella stanza, mentre a turno ognuno di loro afferrava qualcosa dal centro del tavolo per portarlo alla bocca.
“Qui celebriamo il sacramento più grande che il Messia ci ha comandato. Qui carne e sangue dell’ Uomo si fanno cibo di Spirito.”
Cornelius riconobbe la provenienza dell’empio pasto, ma era troppo tardi. La mano di Athelpius già si stagliava contro di lui.
“In memoria di Te, o Signore”, esclamò.

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